Ma (se) rinasco?

Viaggio in un luogo poetico
Memorie di cuore circa un luogo

 

Da sempre, un mio personalissimo luogo poetico è Marinasco, piccolo borgo che alleggia sulle prime colline di La Spezia.
Ha in faccia il mare.
Per me, Marinasco è il cammino circolare che percorro periodicamente.
È la visita al vecchio amico, quello che si è certi di trovare sempre al solito posto.
Attraverso il dedalo sfuocato di ricordi d’infanzia, mi viene in mente la prima volta che feci la conoscenza di questo luogo.
Ero bambina e percorrevo l’antico sentiero di pietra, assieme ai miei compagni di catechismo.
Era un giorno di pioggia, in autunno.
Allora, la Pieve di Marinasco era ancora vissuta da un gruppo di monache benedettine, di clausura.
Tutto si mostrava affascinante: l’atmosfera cupa e fumosa da romanzo e le piccole e anziane suore che si muovevano con passi svelti dietro le alte sbarre che avevano scelto come condizione di vita. Infine, le mura antichissime (la costruzione della Pieve risale al 1200) che respiravano un tempo sospeso fatto di bellezza e silenzio.
Passarono poi diversi anni nei quali Marinasco ed io non ci frequentammo, perdendoci di vista.
Ritornai sulla sua piazza, affacciata sul possibile, nei primi anni della mia giovinezza.
Lì, avevo ancora voglia di condividere quella meraviglia con persone scelte, speciali.
Negli ultimi anni, invece, sono divenuta amante del gusto privato del cammino solitario, sostenuto dall’esclusiva presenza del Cane con il quale condivido la mia vita.
Insomma, Marinasco è da sempre un luogo d’approdo e di accoglienza per le mie parti stanche, che ricercano silenzio, ispirazione o un semplice incoraggiamento.

Inoltre, esso è sempre rimasto avvolto in un’aura particolare che definirei di distaccata osservazione e di assorta calma.
Per esempio, gli alberi della sua piazza – magnifica terrazza sul porto della città – hanno potuto sempre godere di un’ampia visione sulle cose, sugli eventi, sulle vicissitudini umane…
Così come la Pieve stessa, muta spettatrice di tutta questa vita, fluita via secolo dopo secolo.

I luoghi dell’Anima

Proprio ieri, mentre calpestavo le pietre stanche e rotte del sentiero 252 che si snoda alle spalle del cimitero dell’antico borgo, riflettevo sulla relazione che mi unisce a Marinasco. Addentrandomi ancora di più nel labirinto dei miei pensieri, ho convenuto che esso è per me un luogo di poesia.
Spesso, si sente citare l’affermazione: “è un luogo dell’Anima”, ma cosa significa realmente?
Dal mio spiraglio di visuale sul mondo, mi sento di dire che tutti i luoghi hanno, innanzitutto, la loro anima anche se non sempre viene colta o lasciata esprimere. Poi, molti di essi fanno anima, cioè la generano, la suscitano in chi li visita o vi sosta per qualche momento.
È una questione di alchimie: è possibile intessere un meraviglioso dialogo con un luogo che, per noi diviene speciale perché va a contattare la nostra parte più vera e intatta, la nostra Essenza, l’Anima appunto. Si tratta di una comunicazione lieve, fatta di domande e di risposte, di silenzi e di anni che passano attraverso intensi sguardi e parole sussurrate al mondo.
Grazie al processo alchemico, entrambi i soggetti: il luogo e la persona hanno la possibilità di trasformarsi.
Dunque, un posto non è solo una “povera superficie calpestabile” piuttosto uno spazio dotato di una particolare intenzione animica, di una speciale energia che si esprime attraverso il calore trattenuto dalle pietre, dalla luce che si riposa sul marmo ingiallito, da un muretto scheggiato o da un’aiuola di sassi quale  casa di un particolare albero.

Ma (se) rinasco

Esistono luoghi fisici, concreti ma non solo…

Per esempio, Marinasco è anche un territorio di possibilità. Infatti, esso, nel suo nome, porta con sé un potente messaggio di risveglio accarezzato dall’infantile gioco di parole che se ne può fare: “ma –rinasco”. Come a dire: nonostante tutto (connotato dalla personalissima accezione di ognuno), scelgo di ridestarmi a nuova vita, dentro una nuova visione.
Personalmente, mi ispira di più la versione possibilista, di domanda aperta: “ma se rinasco?”, che cosa potrebbe accadere?
In questo senso, mi offro l’occasione di contattare un mio ambiente interiore, come fertile terreno sul quale possa fiorire una nuova creazione di me, la mia libertà d’essere.

Fiore di mare, fiore di bosco!

In conclusione, più che a luoghi dell’Anima, a me piace riferirmi a luoghi di Poesia. Anche se forse, la differenza non è così abissale.
La poesia è una metafora spaziale, infinita; è il mare che sussurra una melodia ancestrale o il vento che porta un dono.
La poesia permette di addentrarsi in un Mondo Oltre nel quale è possibile respirare più a fondo, vedere con maggior chiarezza la propria vita e permettere anche, se è il caso, ad una foglia sospesa, di accogliere le proprie lacrime.
Questo mi accade quando sosto per qualche momento nella piazza di Marinasco.
E forse non è un caso che le parole di Francesco Gamba (1895-1970), xilografo, poeta e illustratore originario di questo antico borgo, mi risuonino così tanto.

Marinasco, Marinasco!!!

Dolce borgo natio

Fiore di mare

Fiore di bosco!

 

Sembra di vederlo lì, oltre la semplice lapide posta a suo ricordo ad un lato della piazza. Francesco Gamba, poeta dell’umano, che intaglia non solo nel legno ma anche nei suoi versi immagini di una vita semplice di campagna. Seduto in un angolo della piazza osserva, con gli occhi socchiusi, come uno spettatore invisibile e muto, i bambini che giocano, le contadine intente nel loro lavoro e il pellegrino che sosta sudato, desiderando già il lungo andare del viaggio …

Una vita agita che ora è fiore, poi poesia e, infine, Anima.

-Sveva-