Visioni poetiche

Quando la poesia va al cinema

Scrivo ascoltando la pioggia cadere. Questa, sottile come filigrana, aiuta a immaginare le parole.
La poesia è l’occhio del cuore che vede: sono immagini di sillabe; utili per sognare la realtà,
per raccontarla ma, soprattutto, per lasciarne vera traccia.”

-Sveva-

Per questo appuntamento di inizio mese di Parole dal bosco, mi piacerebbe riflettere sul possibile legame che unisce la poesia al cinema.
Infatti, anche le pellicole cinematografiche sono forme d’arte e, di recente, sono venuta a conoscenza di alcuni film delicati,
proprio come una poesia. In essi, è notevole l’abilità con cui sono stati messi in evidenza aspetti e dettagli di vita che,
nella realtà di tutti i giorni, spesso vengono tralasciati se non ignorati.

La prospettiva del poeta

L’invito è quello di guardare un film con gli occhi del poeta (secondo l’idea che ognuno ha di chi sia il poeta).

Per ciò che mi riguarda, il poeta è molto simile ad uno specchio, ad una superficie che riflette ciò che ha di fronte e che ne restituisce un’immagine smontata, particolare, completamente propria, insomma una nuova realtà. Il poeta è colui che scardina gli schemi, accompagnato da un po’ di pauroso coraggio. È l’invitato che sta seduto in un angolo e mentre tutti gli altri si godono la festa,
lui può apprezzarne la visione d’insieme. Il poeta è la lente di ingrandimento puntata su un granello di polvere:
nessuno lo nota ed è pure fastidioso! Ma colui che scrive si appresta ad osservarlo e esplorarlo,
dando vita ad una storia che racconta di un universo in miniatura.

Film che si fanno poesia

I tre lungometraggi di cui ho accennato all’inizio sono:

  • Troop zero (equipaggio zero, 2019);
  • Raccontami di un giorno perfetto (All the bright places, 2020)
  • Don’t worry, he won’t get far on foot (2018)

Si tratta di film molto recenti.
Probabilmente, i titoli non sono apparentemente molto ispiranti ma curiosamente tutti e tre coniugano il genere drammatico e la commedia (romantica) al loro interno.
Come può una pellicola essere drammatica e divertente allo stesso tempo?
In questi film si è riusciti a condensare la completezza dolce-amara della vita in un’ora o poco più.
Per questo, in essi sono contenuti due aspetti poetici fondanti: la delicatezza e l’intensità.
Quest’ultima intesa come sinonimo di crudezza, di nudità schietta, ancora al grezzo, poco velata.
I lungometraggi in questione spingono ad andare oltre la trama, ma facendosi comunque accompagnare da essa.
Tutti e tre raccontano storie di fallimenti e di emarginazione dal mainstream sociale di riferimento.
Queste storie di immagini brillano grazie e attraverso la loro unicità che, come abbiamo già visto, significa anche diversità.
Non è mio interesse descrivere qui le trame, piuttosto porre l’attenzione alla ricchezza di cui i film si fanno portatori.
Ad iniziare dai dialoghi.

In generale, spesso sottovalutiamo il linguaggio, le parole che utilizziamo per raccontare una situazione, per rapportarci con l’Altro oppure per parlare a noi stessi.
Invece le parole sono importanti!
Ci vorrebbe più cura nella loro scelta. A tal proposito mi piace sempre ricordare uno dei quattro accordi di Don Miguel Ruiz,
maestro e studioso della cultura tolteca. L’accordo recita: “Sii impeccabile con la parola”.
Ciò significa che si dovrebbe fare in modo che i termini che utilizziamo raccontino sempre la verità, di noi, in quel dato momento.
I dialoghi dei film presi ad esempio mi hanno sorpresa per la ricchezza di citazioni o “frasi ad effetto” che vi sono inserite.
Sono come delle scintille che hanno catturato la mia attenzione offrendomi occasioni per riflettere sulla vita che si sviluppa dentro.

Anche un film può ispirare

Spesso i film sono considerati momenti di svago e di intrattenimento.
Ma quando vengono visti con gli occhi attenti del poeta, anche una pellicola può trasformarsi in un grande contenitore di spunti, di creatività ma soprattutto di meraviglia.
Quando è stata l’ultima volta che ti sei meravigliato/a?
Ce lo chiediamo mai?
Pare sempre più diffuso un senso di scontatezza e monotonia che dilaga, avvolgendo tutto.
Diamo per scontata la casa in cui viviamo, le relazioni che intratteniamo, il micro-cosmo nel quale siamo inseriti fin dalla nascita.
Pensiamo che un cambiamento profondo sia qualcosa che difficilmente ci toccherà, per noi che facciamo parte della moltitudine di esseri che vivono su questa Terra e, spesso, quando si realizza ci trova del tutto impreparati e anche spaventati…

Tornando a noi, ciò che lega queste tre pellicole cinematografiche è proprio la differente prospettiva attraverso cui viene affrontato un disagio che sia di natura fisica, psicologica o fatica.
I film raccontano che è sempre possibile trovare delle (magnifiche) risorse in noi anche se, in apparenza la vita ci ha tolto tutto o quasi.
Attenzione! Tale riflessione va ben oltre il compassionevole e inflazionato messaggio di speranza lanciato alle platee.
Anzi, a ben vedere, tutti questi film non sono dotati del cosiddetto happy ending.
In essi, è messa in scena la normale crudezza della vita, che esiste e dalla quale nessuno può esimersi.
Sono film onesti in quanto non temono di mostrare il dolore, quello più sottile, allo spettatore. Però lo fanno con attenzione, con cura, con amore proprio come se si stesse scrivendo una poesia ispirata.
In conclusione, ho apprezzato l’impronta poetica di questi lungometraggi, caratterizzata da intensità, dolcezza e onestà narrativa.
Un film del genere può essere una sorta di poesia visiva, un altro modo di fare poetica.
Lo spettatore riceve in dono preziosi spunti di riflessione e anche un piede di porco utile a scardinare schemi (mentali) troppo stretti.
Buona visione!

-Sveva-