I nostri vuoti unici

La Gabbianella di Sepúlveda e “Il buco”

La settimana scorsa, a seguito della notizia della morte del grande scrittore cileno, il gruppo di lettura e scrittura di cui faccio parte ha deciso di rendergli omaggio attraverso brevi letture di brani delle sue opere.

Vi propongo la mia lettura.

Volutamente, l’impatto del video risulta semplice, grezzo in quanto ho dato maggior risalto alle parole lette.
Il brano, tratto dal romanzo Storia di una gabbianella e il gatto che le insegnò a volare, è un piccolo elogio alla diversità.
Anzi, più banalmente, credo che l’autore ci ricordi che la diversità esiste e che dovremmo tenerla in considerazione come fenomeno arricchente anziché relegarla a frivola eccentricità, o peggio, a difetto da celare.

Un vecchio discorso

Quanto ho espresso poco sopra risuona come un disco rotto e desueto, come una classica frase fatta, un perfetto luogo comune.
Certo, tutto può essere, ma molto dipende da come decidiamo di nutrirci di queste parole. Si tratta di una scelta personale.
Per ciò che mi riguarda, la Gabbianella e il gatto sono dei vecchi amici. Li conobbi, per la prima volta, ai tempi delle scuole medie.
Subito, la storia mi affascinò in quanto ben si accordava alla mia sensibilità, all’interesse curioso che nutrivo verso gli animali e al piacere della fantasia, ancora giovane.
Ricordo che più volte rilessi il libro e che la scuola organizzò un’uscita in occasione della trasposizione cinematografica del romanzo. Successivamente, negli anni, ripresi in mano la storia di Fortunata (la gabbianella), e tutte le volte, dimentica delle precedenti,
si trattava di scoprirne qualcosa di nuovo. Mi ritrovai, ormai grande, a commuovermi per la lettura di quelle pagine,
percependone qualcosa di profondo che non riuscivo a descrivere a parole. Poco importava, l’essenziale era che il messaggio arrivasse
e giungesse, forte e chiaro!

L’importanza dei ricordi bambini

Questa è stata la mia storia con la Gabbianella e il Gatto: un mucchietto di ricordi conditi di forti sensazioni ed emozionalità.
L’ho voluta proporre così, nuda e cruda, nell’insieme della poca cosa che è.
Perché penso che la semplicità abbia un grande potere, quello di “fare chiaro”, di illuminare ciò che conta davvero.
Per questo, la semplicità è qualcosa di complesso.
La storia di Sepúlveda è fatta di parole chiare e oneste, all’interno di una trama “colorata”.
Ciò permette di far risaltare i messaggi straordinari presenti nel mezzo, lasciandoli assaporare al lettore.

Questa volta, ho scelto quello della diversità, trovandolo quanto mai attuale.

Non mi addentrerò nell’esplorazione dell’accezione sociale della diversità, piuttosto voglio tracciare alcuni tratti sul terreno più intimo, individuale di questo termine, comunque strettamente connesso alla dimensione comunitaria.

Soffia via la polvere

L’invito di oggi è quello di spazzolare via la patina di polvere che si è posata sui nostri ricordi bambini.
Essi sono un tesoro! E ancora dopo molto tempo, è possibile assaggiarne la vivida densità che li caratterizza.
Infatti, quei ricordi, più di altri, palesano la propria semplicità mostrandosi autentici.
Sono come dei suggerimenti magici, che se soffiati al nostro orecchio, ci fanno riscoprire parti di noi altrettanto impolverate e dimenticate, purtroppo.
Spesso, i ricordi bambini vivono a braccetto con le storie che coloravano la nostra infanzia. Infatti,
quel tempo era scandito da racconti letti o narrati: c’erano le storie per mangiare, per addormentarsi,
per affrontare la paura oppure per imparare a dare un abbraccio…
Da grandi abbiamo smesso di raccontarci storie, preferendo i fatti che però, più spesso di quanto si pensi,
metaforicamente si riducono ad un giornalismo da fake news.
Al contrario, penso che ad ogni età sia importante raccontarsi storie vere e belle, ossia portatrici di fascino,
anche di quello del dolore, della tristezza, della malinconia…

Non è un caso, forse, che molti dei libri considerati “per bambini” si rivolgano in verità ad un pubblico più trasversale?
Anche loro sono libri diversi, per questo preziosi.

La Gabbianella e il Gatto Zorba, il Piccolo Principe, Pinocchio, I viaggi di Gulliver e così via…
Me li immagino tutti riuniti in una bella libreria di mogano, le pagine aperte e sospese nell’aria.
E loro, i protagonisti di queste fantastiche storie che amabilmente chiacchierano, raccontandosi le loro avventure e complimentandosi
per l’originalità.

La diversità è un buco

La Gabbianella è diversa da Zorba, il gattone nero di Sepúlveda. Fortunata è un volatile e, per sua natura, usa le ali.
Benché si senta un gatto, essendo cresciuta da un gruppo di felini, la piccola gabbiana non può dimenticarsi di se stessa.
È ciò che accade anche a Giulia, la piccola protagonista del meraviglioso albo illustrato di Anna Llenas, “Il buco”.
Giulia si accorge di avere un buco dentro di lei; se ne vergogna, cercando di chiuderlo, di coprirlo, di fingere che non esista.
Per questo sta male.
Alla fine però, si accorge che da quel buco escono cose belle, colorate, musiche armoniose.
Giulia capisce allora che il suo buco è unico ed è solo suo. È la sua essenza, l’espressione speciale di ciò che è.
Il bello è che, ad un certo punto, la bambina si accorge che tutti hanno un buco, ognuno il loro e che ogni buco è diverso!
L’unicità personale è l’altra faccia della medaglia della diversità.
Essa è la fonte della creatività, dell’agire e dell’essere nel mondo ed è ciò che rende quest’ultimo altrettanto vario.
Onoriamoci perché siamo dei buchi bellissimi.

-Sveva-

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