Lo strano tempo della quarantena

Tempo di parole

L’attuale periodo che stiamo vivendo, ci ha avvolto tutti come un manto invisibile.
Questo tempo ha indotto a fermarci.
Per alcuni, innamorati della grande velocità a cui stava correndo la propria vita, si è trattata di una vera e propria tragedia.
Per altri, al contrario, questo periodo si è rivelato una vera e propria benedizione. Quanto meno, un’occasione che si è palesata pronta per essere vista e onorata.

La possibilità della creatività

Ma cos’ha a che fare il tempo forzato della quarantena con le parole, con il fare scrittura, il fare poesia?
In realtà, esiste fra questi aspetti un nesso profondo, per chi ha voglia di percepirlo e sondarlo.
Abbandonando i lamenti, le preoccupazioni che questo periodo porta con sé (il lavoro che manca, le bollette e il mutuo da pagare,
fare la spesa in condizioni particolari…), se osserviamo, possiamo notare che siamo rimasti noi, nella nostra essenzialità,
se vogliamo nella nostra nudità, che ci piaccia o no.

La mente è l’autrice di una continua narrazione. Questo fenomeno si verifica sempre, ma la quarantena,
con le sue catene restrittive, potrebbe amplificarlo. La narrazione mentale è un brusio di fondo che non ci abbandona mai,
è una cantilena cerebrale che ci tormenta ogni giorno, costantemente.
Spesso, essa è il motivo fondamentale che ci induce a scappare da noi preferendo affogarci nello spritz del tardo pomeriggio,
o nel lasciarci avvolgere dal sensuale abbraccio di un amante.

Non potendo dedicarci a tutto ciò, possiamo però rivolgere i nostri occhi dentro e osservare l’opera d’arte che siamo.

– Questo è il tempo di osservare il nostro quadro interiore-

Ebbene, adesso, rimasti soli, in compagnia di noi stessi, possiamo godere della grande opportunità di esprimerci,
riscrivendo con maggiore consapevolezza la nostra narrazione interna.
Per esempio, rivedendone, metaforicamente parlando, le ripetizioni, i refusi o quel periodo narrativo che proprio non funziona!

E ancora, a questo flusso di parole interiori, proviamo ora ad accostare dei colori, per esempio di un quadro dipinto
con la tecnica dei puntinisti. Visto ad una certa distanza, esso ci offrirà la visione di una scena dipinta,
caratterizzata da un proprio senso, con una sua logica di esistere, insomma.
Ma se stringiamo lo sguardo, rendendolo più acuto e concentrato,
potremmo facilmente accorgerci che ogni singolo oggetto ritratto su quella tela è costituito da una miriade di puntini,
ognuno portatore di una sfumatura differente.

Personalmente, ho sempre trovato molto affascinante la tecnica dei pittori puntinisti. Inoltre,
quando tentavo di riprodurla per mio conto, un senso di tranquillità e relax mi pervadeva mentre riempivo con piccolissimi punti
i contorni di figure disegnate.

Queste sono solo mie sensazioni personali.
Il focus è quello di invitarci a osservare i nostri punti interni, che sono tanti e ognuno dotato della propria nuance.

Quei piccoli tondi di colore sono nostre percezioni, sensazioni, stati d’animo estremamente cangianti in ogni momento della giornata.
Come se fossimo i pittori di un quadro caratterizzato da un’eterna mutevolezza di tinte.

Da quale prospettiva osservare?

Siamo liberi di decidere in che modo osservare il nostro quadro interiore: se capovolgerlo,
guardarlo di sbieco oppure decidere di coprirlo per non vederlo assolutamente.

Illuminando per un momento il nostro quadro, proviamo a osservare come cambiano i nostri punti emozionali, di sensazione…
se, per esempio, diamo un’occhiata fuori da una finestra della nostra casa.

Magari qualcuno vedrà degli alberi, altri dei pezzi di cielo, altri ancora il grigio muro di un palazzo.

Non importa l’oggetto verso il quale rivolgiamo il nostro sguardo, proviamo a dar voce a questi punti dentro di noi,
a trasferirli su di un foglio che, quasi fosse un magico specchio, ci restituisce il riverbero del nostro quadro interiore.

Potremmo perfino stupirci!

Alla prossima settimana.

-Sveva Borghini-