Ritrovarsi nella poesia, per (ri)scoprire la tua voce dentro

Attualmente, la poesia viene ancora considerata un genere di nicchia, per pochi.
Saranno le reminiscenze scolastiche dei componimenti di Petrarca o di Foscolo
a far si che attorno alla poesia alleggi un alone di distaccata reverenza o, più semplicemente,
di difficile comprensione. Fatto sta che, oggi, il genere poetico affascina pur restando distante.

L’esigenza di sfatare un mito

 Nonostante tutto, la poesia appassiona ancora un discreto numero di lettori, coinvolgendo,
con lenta costanza, sempre più ampi target di pubblico.
Infatti, osservando con attenzione, è possibile accorgersi dei sempre più diffusi contenuti a sfondo poetico
che riempiono le schermate dei Social Network.
Un numero sempre crescente di utenti social ama riportare, sulle proprie bacheche, citazioni poetiche,
aforismi e componimenti di autori più o meno contemporanei.

Oggi, la poesia è il verso breve ma significativo che aiuta ad esprimere se stessi attraverso una metafora azzeccata, ben definita.

Si tratta di una forma rinnovata di poesia; con il susseguirsi delle epoche, si modificano, per naturale conseguenza,
anche le modalità di fruizione culturale e anche la poesia non è immune da tale fenomeno.
Benché la poetica di stile aulico venga considerata oramai desueta, nonostante il suo inestimabile valore,
è altresì vero, che le nuove generazioni di lettori accolgono con crescente entusiasmo forme poetiche più fruibili.
Si tratta di testi in grado di raccontare vissuti quotidiani, stati d’animo e emozioni in cui è facile rispecchiarsi,
ritrovarsi e rifugiarsi per il tempo della lettura. I sapienti e accattivanti giochi metaforici realizzati dagli scrittori
completano l’opera poetica incastonandola in un’atmosfera mistica e sofisticata.

Creatività e tecnologia: nuove forme poetiche

Sempre più diffuse sono le “combo” poesia e foto oppure poesia e video fornite anche di colonna sonora ad hoc
che si possono rintracciare sul web; da Youtube a Facebook – i moderni palcoscenici per gli aedi degli anni 2000 –
è possibile godere di un nuovo e fervido panorama poetico.
Tra le varie e recenti forme di poesia, si ricorda anche la Black Out Poetry (molto diffusa su Instagram).
Si tratta di una particolare modalità di scrittura creativa che consente di dare vita a componimenti poetici
partendo da un testo già scritto.
La Black Out Poetry deriva dagli esperimenti letterari dei dadaisti e della beat – generation e oggi è alla portata di tutti
grazie anche ad alcune app che consentono di realizzarla in poche mosse.

La poesia del 2020

Dunque, la poesia ha saputo rinnovarsi aprendosi ad un vasto pubblico pur mantenendo la magia di incantare con le parole,
l’animo di ognuno.
Attualmente, fare poesia può diventare un gioco dall’elevato valore personale: liberando la creatività sopita o nascosta
dentro ognuno di noi. Ciò è possibile affermarlo ricordando la sempre maggiore diffusione dei Poetry Slam: delle vere e proprie gare
a colpi di versi e rime a cui partecipano un gran numero di autori giovani ed esordienti.
In questo senso, diviene sempre più sottile il confine tra chi scrive e chi legge: entrambi poeti della stessa realtà.
Per l’appuntamento di questa settimana di Parole dal Bosco, ho voluto realizzare una breve e schematica analisi del fenomeno poetico nell’epoca contemporanea.
Adesso, vorrei aggiungere alcune righe più personali circa il mio incontro con la poesia.
Spesso, amo raccontare l’atto poetico come un fenomeno salvifico.
Io e la poesia ci siamo incontrate per caso, non volendo qualche anno fa. L’incontro è avvenuto a metà strada,
io non la ricercavo ma essa mi ha aiutato ad esprimere la mia parte più profonda e, soprattutto, a trasmutare dolori ed intese emozioni
come diversamente non ero ancora riuscita a fare. Per questo, anzi forse soprattutto, la considero salvifica.
Poi, mi sono accorta che la poesia poteva diventare un potente tramite relazionale: a seguito della pubblicazione della mia opera
(Nature Interiori Edizioni Terra Marique 2018), sono venuta in contatto con molte persone e attraverso i miei componimenti
ho notato che si sviluppava un filo empatico tra me e gli altri.
“Anch’io ho provato quella sensazione” ,“Spesso mi sono sentito così” eccetera, queste sono solo alcune delle affermazioni
che ho avuto modo di ascoltare e che la poesia ha fatto emergere.
Ne sono scaturite una serie di riflessioni ma, in particolare, ho compreso che la poesia non rappresentava solo un genere stilistico di scrittura, piuttosto conteneva molto di più.
Così la mia ricerca personale, mi ha condotto a sondare differenti aspetti e tecniche poetiche tra cui la Black Out Poetry di cui accennavo prima o il Cut Up.
Oggi, mi sorge naturale parlare di vere e proprie pratiche poetiche e di comunità che nascono e crescono attorno alla poesia.
L’atto poetico è una forma di scrittura profonda, che non esclude nessuno. Forse, la sua difficoltà deriva, nel momento attuale più che mai, dal fatto che la poesia richiede, a chiunque vi si approcci, l’onestà di uno sguardo interno.
Lo sappiamo, noi umani non amiamo molto metterci in discussione, osservare le zone d’ombra in noi,
ma nel momento in cui abbiamo esempi coraggiosi di persone che lo fanno, forse ci sentiamo più rincuorati a tentare altrettanto.
La poesia aiuta in questo, essa è un potente atto maieutico (da maieutica: ricerca della verità,
tirare fuori la propria verità dalle profondità del sè) e pertanto educativo.

La poesia invita ad abbandonare la forma, soprattutto ora che non è più necessaria, e a mirare dritti all’essenziale.

Ovviamente, un altro luogo comune connesso ad essa è il fatto che il poeta venga disegnato mentalmente,
nel grande calderone dell’immaginario collettivo, come un individuo mesto, sconsolato, senza speranza e tendente alla depressione.
A questo proposito, molti si figureranno davanti il famoso Leopardi. In realtà, io non credo sia così;
può essere che la poesia consenta di esprimere con più facilità gli stati d’animo più pesanti, più gravi, angoscianti se vogliamo.
Questo perché per dar voce a grandi dolori o paure sono necessarie parole più ampie, più elevate.
Non per questo, però, la poesia deve sempre andare a braccetto con un lirismo esasperato.
Anzi, essa si fa piuttosto semplice, realistica: mette sul foglio ciò che c’è, in pochi versi, lo mette a nudo.
Mostra al poeta (cioè colui che si appresta a scrivere componimenti poetici) parti della sua essenza, zone buie che,
alla fine però, risultano sempre chiaro – scure.

E voi? Quale rapporto avete con la poesia?

Di seguito vi propongo una piccola pratica poetica.
Vi invito a osservare l’immagine di questo ramo di ginestra spinosa e di lasciarvi ispirare,
tralasciando per qualche momento il pensiero logico e chiudendo anche la porta al vostro giudice interiore,
ossia quella parte che vi richiede di essere performanti e brillanti ai vostri occhi e soprattutto a quelli altrui.
Immaginate, piuttosto di essere solo voi e la ginestra spinosa, che cosa potrebbe scaturire da questo dialogo di sensazioni, colori e luci?

Buona avventura, alla prossima settimana.

-Sveva Borghini-