L’incipit di un opera d’arte e perché non le capiamo

L’uomo, soprattutto nella società moderna, ha adottato l’assuefacente pensiero che tutto debba avere un inizio ed una fine, alterando la propria capacità percettiva del passato, del presente e del futuro ed iniziando a vivere con frenetica imminenza.
Questo modus operandi ha dato luogo al costante riflesso di doversi chiedere il perché di ogni cosa e conseguentemente all’incomprensione nei confronti dell’arte, non riuscendo a giustificarsi i frutti di un processo quasi metafisico.

Quando vi trovate in un museo, vi siete mai chiesti in senso più ampio “Cosa state   guardando”?
Incipit è una parola latina che permane oggi nell’inglese “inception” : segna l’esordio, il momento di maggior rilievo, di nascita, di prioritaria origine.
Una volta la maiuscola miniata dallo scriba medioevale all’inizio di ogni capitolo.
Qui risiede la verità dell’opera e della creazione, il prodotto è soltanto una proiezione atemporale di permanenza.

La fase di origine, sfama le voraci menti degli artisti che bramano costantemente quell’attimo di tensione irrisolta di cui logica e bellezza sono solo modi formali.
Spinti da una sete di spiegazione e causalità che poi si aggiusta con il gesto senza sopravvivere completamente nel compiuto.

Far arte è “mettere in atto” ricerca,speranze, paure,immaginazione,tecnica e genio attraverso un metalinguaggio personale.

Questa affermazione è vera solo partendo dall’assunto che ogni forma artistica non nasce dal niente, ma se così fosse l’artista diverrebbe soltanto un traspositore, un trasmutatore del verbo, poiché ogni creazione in termini di tempo arriverebbe sempre dopo.

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Joseph Kosuth , One and Three Chairs

Come rispondere allora alla domanda di Leibniz “Perché non c’è il nulla?”
Alcuni dadaisti e alcuni futuristi provarono a delineare nuovi linguaggi rendendosi poi conto che la sintassi immaginata riportava a matrici preesistenti .
In realtà chi “fabbrica” Arte, per non cadere nell’irrisolto, dovrebbe assumersi unicamente il compito di comprendere due concetti più ampi e meno superficiali:
“Quando”  e “Come”.
Il quando è lo strumento per rispondere alla necessità di essere opportuni ed innovatori nell’esecuzione ed il come è lo strumento per raggiungere la forma.
Questi due momenti sono indissolubili dalla missione dell’opera e sbarazzano alla base il gesto creativo, dall’essere e dal non essere.

La scultura è l’insieme dei vuoti che compongono la forma, non il contrario.
Pertanto, il nulla c’è ed è esso stesso l’elemento che determina l’ “inizio” della creazione.
Per questo motivo ogni opera è la manifestazione del pensiero che l’ha inventata e non l’equivoco piacere estetico che la rappresenta.

La maggior parte delle persone che si trova davanti ad una creazione, cerca spiegazioni o tenta di adeguare l’immagine che ha davanti, ai propri costrutti mentali, seguendo gusto, bagaglio culturale e capacità interpretativa edificata sulle abitudini sociali.
Prima di guardare dipinti, installazioni, architetture o opere d’arte, ristabiliamo l’ordine dentro a noi stessi, poi ricordiamoci di conoscere l’uomo o la donna che l’ha realizzata e cerchiamo di comprendere il contesto che l’ha prodotta.

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