La persistenza della memoria

Ogni artista prima o poi deve fare i conti con il trascorrere del tempo, una lama affilata che oscilla nello spazio che intercorre il pensiero e la creazione ma anche un oscuro nemico che quotidianamente cerca di sottrarre al creativo il senso innato di infinito.

Dalì ispirò il suo dipinto al rammollirsi di alcuni formaggi sulla sua tavola che gli ricordarono quanto è mutevole la nostra permanenza sulla terra e quanto obbedisca a questo lento,silenzioso e fugace assassino.
Da sempre attratto e sensibile al pensiero di Freud, attraverso questo piccolo dipinto egli cercò di cristallizzare un istante divenendo custode eterno di un unità non misurabile ma plasmabile solo attraverso la memoria.
Questo gesto delicato e potente al contempo, gli consente di sverginare le dinamiche dell’universo, di prendere le redini dell’invisibile e renderlo concreto per lo spettatore.

“Quando un uomo siede due ore in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa rovente per un minuto e gli sembrerà che siano passate due ore. Questa è la relatività”
Albert Einstein

Giungere a questo livello di consapevolezza a livello artistico è come riuscire a far vivere una farfalla tra i palmi delle mani.
Ci ricorda quanto siano importanti indagine e autoanalisi, quanto crescano in maniera simultanea la coscienza dell’esteriore e dell’interiore attraverso gli occhi di un artista e quanto disturbare continuamente il proprio animo divenga quasi un esigenza per poter comprendere oltre il percettibile.

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– La persistenza della memoria, olio su tela 24×33 cm, Museum of Modern Art (NY) –

Oggi forse la società moderna ha un problema ben più grave perché non è più necessaria una morale estetica nell’arte contemporanea.“Basta che funzioni”.
Spesso ciò che vediamo oggi in giro è solo un frutto svuotato della polpa dall’interno e collassato su se stesso, una realtà di plastica che non lascia spazio all’immaginazione denutrita delle masse.
Il business e l’avidità umana hanno generato nella nostra età il bisogno di credere alla forma, l’Arte è diventata ciò che ci piace pensare che essa sia e lo stomaco collettivo, diseducato a metabolizzare e rielaborare la sostanza non riesce e non potrà tornare al suo funzionamento.

Una tela che dovrebbe farci pensare, che dovrebbe stimolare il Super io e le nostre istanze interiori a sciogliere le catene dalle convinzioni, dalle ingiunzioni e dagli schemi di valore di cui subiamo passivamente.
Forse se cambiamo il nostro tempo ora avremo una nuova persistenza della memoria domani.

 

– Alessio Bonini –

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