Genius Loci

Quale luogo realmente scegliamo di abitare? A questa domanda mi sento di rispondere in maniera decisa. Credo fermamente che non esista il “vero” luogo da abitare, tantomeno il paesaggio ideale dove mettere radici o cementificarsi.
Esiste il luogo che scegliamo di abitare, quello di cui ci infatuiamo e lo impregniamo della nostra essenza, della nostra vita.
(Etimologia ← loc. lat.; propr. ‘spiritello (genius) del luogo (loci)’, con riferimento alle religioni del mondo antico che associavano ai luoghi e ai paesaggi naturali la presenza di una divinità minore che ne costituiva il nume tutelare.)
“Lo spirito, l’idea e l’amore non si possono distruggere. Possiamo cancellare i confini dentro le quali erano racchiusi. Ma essi rimarranno sempre con noi.”
(Albert Einstein)

Tutto quello che ci serve è dentro di noi, non all’esterno.
Viviamo tempi in cui tutto si trasforma, e tutto cambia continuamente volto e sapore. Chiedere a noi stessi di immaginarci tutta la vita un solo luogo ci risulta difficile, incomprensibile.
l’essere umano ama viaggiare, sentire e provare cose nuove, lontane da quella vaga sensazione di monotonia che lentamente ci consuma nella giungla urbana; cosa occorre allora per adattarsi?
Forse serve la comprensione e prima di tutto l’accettazione di noi stessi e della nostra natura. A quel punto saremo pronti per capire che il luogo sarà solo un prolungamento, come un braccio che si tende nell’azione della creazione.
“C’è un posto nel mondo dove il cuore batte forte, dove rimani senza fiato per quanta emozione provi; dove il tempo si ferma e non hai più l’età.
Quel posto è tra le tue braccia in cui non invecchia il cuore, mentre la mente non smette mai di sognare.”
(Alda Merini)
Pensiamoci come gocce di profumo che abitano la dimora della vita con la propria essenza.
Inevitabilmente diveniamo il luogo che abitiamo, e li vi lasciamo parte di noi.
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L’Abbazia nel querceto  è un dipinto a olio su tela del pittore romantico tedesco Caspar David Friedrich, realizzato nel 1810 e conservato all’Alte National galerie di Berlino
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Foto di uno scorcio  dell’Abbazia di Eldena che cadde in abbandono dopo la riforma protestante e venne severamente danneggiata dalla guerra dei trent’anni e dalla dominazione svedese della Pomerania(1648-1815)
Artista contraddistinto da una singolare malinconia, probabilmente in parte collegata ai tragici eventi accaduti nella prima parte della sua vita (nell’arco di dieci anni perse la madre, due sorelle e un fratello), Friedrich si presenta come uno dei più importanti esponenti del paesaggismo in chiave simbolica e come un fine osservatore degli effetti della luce, di cui offre una lettura romantica.
Il soggetto è l’abbazia sospesa in una atmosfera onirica, in cui i resti dell’edificio sembrano lo sterno di un soldato caduto. Il tema affrontato dal pittore è il tempo che corrode le vesti della vita.
Ho scelto questa opera per via della sua forza simbolica e per il suo impatto visivo.
– Lo scheletro di un edificio simile a un essere umano che con le sue tristezze , le sue emozioni si arrende allo scorrere della vita, per poi giungere infine alla morte. –
– Federico Baratta –